LA MEMORIA DI GAIA
Raccolta
di versi
1997
– 2004
1997
Più la creatura, attonita,
si libra in volo
più si riempie il viso
di terrore di vertigini d’immensità
In gola, strozzato, l’urlo del matto
SENZA TITOLO
1997
bianchissime mani e soffici
per sedurre i nostri destini
ABISSI
1997
Mi sento immerso
In forze segrete segreto
Abbraccio di questa
Solitudine d’intorno
Ciò che comprendo
È ciò che resta
Di costellazioni di sogni
Di vortici di passioni
Nella terra
Cado a capofitto
e forse
Riscopro l’antico
Vivo di memoria e d’oblio.
CESURA
1998
Un senso opaco riaffiora
Inafferrabile oggetto ancora
Imbevuto di sogno
Da fonde radici
Presto rifuggito da umana
Viltà
(I sogni finiscono al risveglio?)
Da insondabili abissi
Rigurgiti di desideri
E speranze riemergono
Si affastellano in un bollente
Crogiolo che ai primi
Fatti muta, e si affievoliscono
Così
L’azione
È sempre
Un salto
Nel
Buio
Forse
Una mente onnisciente
Sa ogni
Destino
A noi resta
Il velo sottile
Che ci
Annebbia
La vista
TU SOLA
1997
Sprofondato in albe e tramonti
Giù
Fino a te
Mi riposo
Tu sola mi duri
SENZA TITOLO
1998
Rincorrersi di occhi rincorrersi di mani
Occhi cui sfuggente
In segreto ti concedi
Avida di schiva
Vanità
Mani cui, ora lasciva,
Ti offri
E nel dolce oltraggio ti rinnovi
SENZA TITOLO
1997
Madre, quando mi smarrisco in te
E partecipo delle armonie segrete
E ogni cosa mi appare
Intatta nella sua originaria
Bellezza e nuda
Come potrei giudicare
Come ambire più?
UTOPIA D’AMORE
(o Rapimento)
1997
Poco alla volta mi nasce
Un’immagine di te
Che su mille altri volti ho
Intuito ricostruito
Previsto
Poi un giorno, infine, ti riconoscerò.
Allora sconosciuto giungerò di notte
E tu capirai che mi stavi aspettando
Ti porterò via con me
- oh!, saprò convincerti –
E tu lo troverai bello.
Lo abbraccerai, e ogni giorno io
Lo rinnoverò per te.
IL GATTO
1997
Ho visto un gatto.
L’ho visto di lontano.
L’ho visto in penombra
Lui anche,
che ha gli occhi più fondi dei miei,
mi ha visto
e si è fermato
mi ha fissato come
uno stravagante diversivo
nella sua passeggiata notturna.
Poi ha ripreso il suo cammino
Forse perché indaffarato
Forse perché indifferente
E io avrei giurato che fosse libero,
esile figura stagliata
su quello sfondo di notte
perché le sue zampe erano nude
sulla nuda terra.
Quella terra che anch’io
Rimirandola dopo
Sentii per un poco
Più vicina e più sacra.
Lui sì, era libero davvero.
GLI SPIRITI DELLA NOTTE
1998
Madre, odi gli Spiriti della Notte?
Accoccolati su un giaciglio di tenebra,
restituiscono a ognuno l’insipido seme
del proprio vigile delirio.
Glielo risputano addosso, come farebbe
Un bambino dispettoso
E assistono divertiti al grottesco spettacolo.
E spiano, dal loro occhio di impassibile sonno,
il vano dibattersi di ogni umana ambizione
“Recita la farsa onnipotente che tutto manda avanti, che tutto muove, con le sue seducenti e invisibili forme”
- è il loro unanime grido sommesso
“Puoi essere salvo, se hai fede abbastanza, ingenuità abbastanza, viltà abbastanza. Ma fallo al più presto, e soprattutto credi a tutto, aderisci
a tutto, spiegati tutto, o sarai rigettato nell’Ignoto,
cui appartieni, e che si erge, signore, sopra i nostri
capi, ormai paghi per il lungo sonno.”
CANZONE DELLA SPERANZA E DELL’ATTESA
1998
Qualcosa mi hanno detto
La vecchia città e le antiche torri
Nei meravigliosi giorni
- ma soltanto allora –
noi scenderemo verso il mare
riscopriremo obliate cose
Qualcosa mi hanno detto
La vecchia città e le antiche torri
Oh!, non posso ricordarlo, ma mi hanno
Donato parte del loro possente spirito
Nei meravigliosi giorni
- ma soltanto allora –
noi scenderemo verso il mare
torneremo con doni preziosi
e li disperderemo nel mondo
Qualcosa mi hanno detto
La vecchia città e le antiche torri
Nei meravigliosi giorni
- ma soltanto allora –
scenderemo verso il mare
Per cercare l’amore segreto
Che unisce tutte le cose nel loro
Intimo e immacolato abbraccio
PERCEZIONI
- o Alchimia dei colori –
1997
Nelle mie, nelle nostre
Notti tutto quanto vedi
Si dischiude a fremiti e sospiri
dopo i sogni e il disinganno
Si frantuma ancora in schegge
Che regalano nuovi sogni e nuovi
Colori tra gli antichi sapori. È tutto
Così innocente!
Qui tutto accade per la prima volta
E non c’è nient’altro che il tuo
Sguardo muto che si apre ai colori
E li spia nella loro febbrile illusione
Luce e Ombra: non puoi vedere
Altro, non puoi cercare altro
Tutto si trasforma in ciò che è
E tutto accade, adesso, attraverso
Estenuate vibrazioni, per la prima volta:
Tutto l’universo è racchiuso
Nel tuo solo sguardo.
SENZA TITOLO
Roskilde, Danimarca, dicembre 2002
Può cambiarci una notte
Ove nell’incessante soffio della follia
Persa
Si rischiari
SORVOLANDO LE ALPI
dicembre 1997
Qui l’uomo sembra non essersi
Mai affacciato
Tra questi ghiacci intatti
Pochi resisterebbero a lungo
In un muto sussulto mi sono detto:
“Ecco, qui riposa lo spirito segreto delle cose”
La madre
Diventa terribile col figlio
Per potersene stare
Un po’ sola
PREGHIERA
1997
Che io, ebbro di stelle,
possa perdere la mia voce
o confonderla col latrato
della bestia inquieta
Che io possa vagare
Nei miei lunghi silenzi
O adagiarmi in discordi
Vedute.
Che io deliri.
Va vedere non voglio
In un cieco lamento.
SORRISO E DISINCANTO
Luglio 2000
Senza più rimpianti
Riscoprirò infine
L’amaro sorriso di sfida
L’oltraggio è ora troppo onesto
Per posarsi sul mio destino
Come un infante
Che non ha visto
Rivivo tra i flussi inconsapevoli
Del mio abbandono
l’attesta che disfa l’arcana
Ora della mia disperazione
1997
Quando mi aggiro, solo,
per le desolate terre della memoria
e intuisco il volo maestoso
di creature precluse al mio sguardo
e posso indovinare le invisibili forme
e percepire le armonie segrete
io, che non so nulla,
sento che ogni cosa
rivive di vibrazioni nuove,
insospettate.
Rivivono, dietro le cose usate,
nuove e sottili forme
Nel fondo denso di un sogno lontano
Nella magica condivisione dello spazio
Con le ignote creature della nostra
coscienza, un fremito, un sospiro,
una visuale nuova
un selvaggio stare e il ricordare senza veli e incanto
il potersi, in fondo, smarrire nel cosmo –
il disperdersi in sé, la paura e il potere
la nascita e la morte.
EPILOGO
1999
Non chiedetemi
La ferrea logica, non il vostro
Buon senso, per me una patologia particolare
Del mal di stomaco
Io, scienziato tra i poeti,
ho creduto nella scansione dell’indicibile
la mia ragione è stato il filo folle.
Fondai saperi: semiologia del silenzio,
genealogia del sogno, logica degli abissi….
ho raccordato l’invisibile
con tenui linee di smeraldo
Ecco cosa mi distanzia
- mi separa dagli uni come dagli altri:
non amo, non nutro interesse
per quanto è già catalogato, archiviato, acquisito.
Il mio mondo va scoperto, non compreso.
Nelle mie notti, sospeso
su un filo sottile di strepiti,
sono l’esploratore degli abissi
delle desolate altitudini
della meraviglia che disvela
Sono il disincantato compagno della Fine
(e moltiplico in infiniti echi l’ultimo rintocco)
Sono lo strumento
Che più si logora
E più si accorda
Sono il Poeta.
LONTANANZE
Inverno 1996 – 97
Tornerò un
giorno, lo prometto, a bere alle sorgenti dell’innocenza.
Laggiù, dove l’acqua scorre troppo ingenua per essere limpida.
Ora non posso, sento che l’innocenza è troppo amara, e non potrei più pagarne il prezzo.
Un edificio per essere amato.
Una colossale finzione, se vuoi dirti capito.
Una scatola contenente oggetti artefatti, sigillata, per poterla vendere a chi non ha alcuna intenzione di comprarla.
II
Eppure laggiù, rivoli di inoperosità scorrono ancora incontaminati.
Lì gli occhi servono solo per guardare e non sospettano complicazioni artificiose.
Quando cammini, nessuno si chiede dove stai andando. Nessuno scappa e nessuno t’insegue.
Ci sono rovi dove crescono frutti che non puoi capire e li guardi di lontano.
C’è una donna che porta sul capo un cesto di quei frutti, intatti, come il giorno prima
Eppure giureresti che ne ha mangiati.
* * * * *
Così ho congelato ogni mia vanità.
La affido al vento: che la porti pure via con le ultime foglie
III
Un giorno, ricordo che valicai il suo territorio, e lo percorsi da costa a costa,
da sponda a sponda.
Non mi resi conto, cosa che avrebbe capito ogni uomo di buon senso, che era un sentiero fatto di rovine, e di molte illusioni per nasconderle. Infine, giunto ormai a destinazione, arrivai a fissare le due luci dell’immondo traghettatore, tanto inespressive da segnalare chiaramente l’ultima fermata della corsa. Eppure, gli andai incontro più incuriosito che spaventato, ansioso di sapere cosa mai avesse da dirmi. Niente… assolutamente niente! Era l’uomo della corsa folle, lo capii soltanto allora.
Chiama a sé che vuole cercare dentro se stesso, e sceglie la via più breve.
Ha un dado a nove facce, che tira molte volte per decidere.
Ha un orologio senza numeri né lancette.
Egli mente a Dio, che gli crede, per trarne un vantaggio.
È ingannatore per eccesso d’ingenuità.
Al suo seguito ci sono donne infelici che ridono e bambini che non hanno mai giocato.
E il sole sembrava bruciare ogni
cosa, e ogni cosa era rapita e nuovamente ridonata a sé
stessa. La mia dimora fu costruita nel buio: quella luce mi confondeva la
vista.
Avere un antidoto per la gioia e uno per il dolore. Non curarsi di loro, curarsi da loro. Soprattutto, ogni tanto bisogna sapersi riservare uno smisurato amore.
VI: NUOVO INIZIO
Maggio 2004
Ecco, dunque, cos’ero, ecco in cosa ho creduto!
Esprimere l’inesprimibile! Non è forse il più folle dei miraggi? E in che modo mai possiamo farlo, e se possiamo, qual è il prezzo delle nostre visioni?
Sono stato troppo ingenuo, lo capisco davvero soltanto adesso.
Io sono, nella migliore delle ipotesi, un copione già scritto e già recitato da altri.
Ero condannato.
Ma prima della fine, forse appena in tempo, ho visto un nuovo inizio. E te lo voglio raccontare ancora.
Siamo vecchi, e mi stai teneramente di fronte. Hai i capelli bianchi. Abbiamo attraversato insieme mille epoche, siamo più forti ora, ma quello che più conta è che siamo saggi! No, niente più ambizione, ora abbiamo la saggezza! E ti amo, ti amo, ti amo come il primo giorno!
E nell’inevitabile naufragio, mi aggrappo con tutto me stesso a questa ispirazione.
ALTRE PROSE
UN SOGNO
Ho sognato un bagno ebbro sotto il sole in declino.
Una passeggiata tra i boschi secchi, con l’amore accanto e l’ignoto innanzi.
Avevo il cuore sospeso, lo sguardo furioso o soavemente disteso, un occhio nuovo per tutto.
Ho sognato il mio sonno stordito tra cespugli e rovi. Il risveglio, in fondo mai voluto, con la rugiada che mi inumidiva il viso, e i primi raggi del sole che mi trapassavano la pelle.
Ho sognato il ricordo della sera prima e l’indistinzione col sogno.
LIBRO OCCULTO
5 novembre
1999, Anguillara Sabazia
Un bambino, solo un bambino sulla
faccia della terra ha accesso allo smisurato “Libro Delle Storie
Quel libro svelava nel contempo il mistero di se stesso.
A volte, di notte, in preda alla febbre, ho potuto intravederne alcune pagine. Un singolo intelletto che potesse abbracciarlo interamente
impazzirebbe di colpo.
In quel libro ogni cosa era assolutamente viva.
“Carne, tempo ed energia.
Figlio dell’Ignoto, tu forgiasti
Gli strumenti che ti rendessero,
perso come sei nell’incessante fluire delle cose,
sopportabile il tuo essere nel mondo.
Vincesti infine l’Ignoto?
Oppure, tanto più ti sei illuso
di stringerlo nel pugno
Tanto più, incomprensibile,
ti avvolge e ti limita?
Hai creduto di comprendere!
Ma non vedi, le cose hanno tutto un loro fremito,
un loro essere impenetrabile
Si tratta di sentire, non di comprendere.
Ecco, questa è la zattera con la quale
Attraverserai il grande mare.
Puoi nascere ora, ora se vuoi.”
Le parole che ho visto non potevano essere queste, non testualmente. È impossibile che io ricordi quelle parole con esattezza. Perché, sebbene in qualche modo io abbia letto, non erano parole ciò che era impresso su quelle pagine, ma significati, in un codice inaccessibile a ogni senso.
Quel libro diceva che l’uomo dimentica l’Ignoto, perché per essere deve essere qualcosa, ad eccezione di tutte le altre possibilità, qualcosa tra il tutto e il nulla.
Quel libro mostrava che se l’uomo scegliesse l’Ignoto, sarebbe sommerso dallo smisurato oceano delle possibilità. E non sarebbe più nulla.
L’essenza paradossale del libro è che esiste solo fintanto che non esiste.